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Siamo nel cuore della vecchia Trieste, vicino al ghetto, nei quartieri più poveri della città dove vivevano prevalentemente i regnicoli. Così durante il periodo dell'impero asburgico erano chiamati gli emigrati italiani, con passaporto del regno d'Italia che si erano trasferiti a Trieste per lavorare. Le attività del porto e tutti i servizi connessi richiedevano un gran numero di lavoratori. Gli italiani si impiegavano di più nei servizi alla persona e nella ristorazione. Oggi questa zona un tempo assai malfamata si è trasformata nella zona della movida triestina ricca di locali e luoghi di ritrovo sia di tipo tradizionale come le Botti in via Torino, dove un calice di vino bianco costa ancora un euro e mezzo ad altri più ricercati e moderni

Da vedere se si riescono a indovinare gli orari di visita, la Basilica Paleo Cristiana in via della Madonnina. Attenzione la Basilica non c'è più è rimasto solo il grandioso mosaico della pavimentazione che si sviluppa per intero nelle cantine della scuola che è stata edificata sopra. Per visitarla bisogna scendere in cantina, piegarsi a 90 gradi, stando attenti a non picchiare la testa nelle trabeazioni soprastanti e visionare i mosaici. Si ha in questo modo un'idea della vecchia città, costruita su se stessa dai tempi antecedenti ai Romani fino ai giorni nostri. Anche il mezzo arco di Riccardo, l'altra metà è incorporato in una casa privata, mostra questa stratificazione edilizia che rende complicatissimo il recupero. A meno che non si voglia utilizzare il metodo di Mussolini che in nome del mito dell'impero non ha esitato a distruggere centinaia di abitazioni per recuperare i resti del Teatro Romano, anch'esso un tempo coperto dalle abitazioni più recenti.