L'incontro con la città

C'eravamo ripromessi di escludere dalle donne di pietra quelle di origine religiosa presenti nelle chiese e nei cimiteri. Ma dobbiamo smentirci subito perchè l'incontro con Trieste, città di confine alla frontiera con l'Est, passa attraverso un'immagine della Madonna contenuta nel "Formaggino". Vi chiederete che cosa sia questo formaggino. Ebbene è il modo gergale con cui a Trieste viene chiamato il tempio nazionale a Maria Madre e Regina . Ma è anche un monito contro il comunismo che ha portato via all'Italia l'Istria e la Dalmazia, dopo la seconda guerra mondiale. Serviva un simbolo a difesa della cristianità. E a Trieste, la città delle donne, il compito non viene affidato a un Cristo Redentore, ma ad una Madonna che accoglie i profughi e condanna gli infedeli.

Storia del tempio: Dedicato a Maria Madre e Regina E' posto all'altitudine di 330 metri sul monte Grisa (in sloveno Vejna), da dove si ha una vista spettacolare della città e del golfo. Fu progettato dall'ing. Antonio Guacci su schizzo del vescovo di Trieste e Capodistria Antonio Santin: la struttura triangolare evoca la lettera M come simbolo della Vergine Maria. La costruzione avvenne tra il 1963 e il 1965, mentre l'inaugurazione, ad opera dello stesso vescovo, avvenne il 22 maggio 1966. Il santuario è caratterizzato da un'imponente struttura in cemento armato, con la presenza di due chiese sovrapposte. La prima pietra fu posta nel settembre del 1959 a conclusione del pellegrinaggio della Madonna Pellegrina che attraversò tutta l'Italia con grande concorso di popolo


Una donna su pietra

E' un'immagine di grandissima dimensione, dipinta sulla superficie di cemento armato all'interno del santuario

Tutti i viaggiatori che arrivano a Trieste si chiedono che cosa sia quella strana costruzione a forma di piramide monca, di enormi proporzioni visibile da ogni punto del golfo, anche da grande distanza. Ebbene prima ancora di un monumento sacro frutto di un atto di devozione di carattere religioso nei confronti del quale non abbiamo assolutamente nulla da ridire, è un'operazione politica e culturale concepita nel periodo della guerra fredda.

Tutta l'edificio non immediatamente identificabile con una chiesa, é di cemento armato grezzo composto da innumerevoli triangoli disposti ad alveare, che rafforzano l'idea di resistenza e indistruttibilità, rimarcata anche dalla dimensione gigantesca dell'opera. Ricorda un edificio militare, una vedetta spaziale più che un luogo di culto.

All'interno decine di altari secondari dedicati ai numerosi paesi dell'Istria, ciascuna con la propria madonna invocata a protezione.

Indubbiamente rappresenta una ricostruzione di parte dei dolorosi fatti storici che hanno caratterizzato la storia del confine dopo la seconda guerra mondiale

Chi era Monsignor Santin.

Di origini istriane esercitò il suo vescovato nel periodo fascista e nell'immediato dopoguerra. Cercò di opporsi alle leggi raziali proclamate da Mussolini intervenendo in vari modi a difesa dellaq comunità ebraica. Si oppose anche agli attacchi al clero cattolico da parte delle forze titoiste nell'immediato dopoguerra cercando di difendere e di assistere gli esuli istriani che scappavano dalla nascente jugoslavia. Nel giugno del 1947 si recò a Capodistria che si trovava in zona A amministrata dalle forze jugoslave, per celebrare la ricorrenza del patrono della città. Durante le funzioni, sul sagrato della chiesa fu aggredito a bastonate con la compiacente astensione delle forze di polizia locali e fu costretto a fuggire. Morì a Trieste nel 1981 all'eta di 85 anni Fu il principale sostenitore della costruzione del tempio mariano dedicato alla Madonna di Fatima anche per realizzare il voto che aveva fatto nel 1945 affinche la città non cadesse in mano ai titoisti

La statua di Monsignor Santin di fronte al suo ecomostro